La pittura femminile protagonista a Palazzo Ricci con Katy Castellucci

La mostra estiva di Palazzo Ricci valorizza la figura e l’opera di Katy Castellucci (Laglio, 1905 – Roma, 1985), pittrice di rilievo della scena artistica italiana del Novecento riferibile all’area della Scuola Romana, corrente che ha rivoluzionato l’arte in Italia tra gli anni Venti e gli anni Quaranta del secolo scorso. La Scuola Romana non fu un gruppo formale bensì un cenacolo di artisti legati da affinità stilistiche e ideali, che operarono nella Capitale in quei decenni e che in essa trovarono la propria musa ispiratrice.
In questo importante capitolo della storia dell’arte ebbero un ruolo, a volte di indirizzo, diverse pittrici, tra le quali è annoverata Katy Castellucci. Interni sottovoce propone la sua produzione artistica dalla metà degli anni Trenta alla metà degli anni Cinquanta, periodo in cui frequentò gli ambienti e gli esponenti di questo crogiolo creativo che si collocò in antitesi alle maggiori tendenze artistiche del XX secolo, promuovendo un linguaggio caratterizzato da una forte impronta espressionista e antiaccademica.
Le opere esposte – una cinquantina tra dipinti e disegni – sono state selezionate dai curatori, Roberto Cresti e Paolo Serafini, con l’intento di costruire un percorso ambientale e psicologico che evidenzi la particolare capacità dell’artista nel cogliere situazioni relative alla vita del suo tempo. Il loro intimismo, sorvegliato da un rigoroso intento espressivo e da una magistrale tecnica esecutiva, lascia intravedere scene di quotidianità nelle quali si riflette una meditata acquisizione dell’arte europea fra Ottocento e Novecento.
Tale intento curatoriale vuole sottolineare due elementi che rendono questa esposizione interessante da un punto di vista scientifico, culturale e sociale. In primo luogo, la mostra si pone in perfetta armonia con il contesto museale che la ospita, dove la Scuola Romana è ampiamente rappresentata nel percorso permanente da un insieme di artisti che ne hanno fatto parte, come Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione. Viene così favorita la comprensione del clima di fermento creativo che contraddistinse la Capitale in quell’epoca, al quale i dipinti di Katy Castellucci hanno apportato un originale contributo.
«Si tratta di interni sottovoce, ma ricchi della pittura loro contemporanea, in cui si avverte Roma mutare da oggetto monumentale in soggetto di appartati lirismi, secondo una poetica che è stata il motivo conduttore e il principale merito della Scuola Romana e di Katy Castellucci» – afferma Roberto Cresti.
In secondo luogo, l’apporto di Katy Castellucci all’affermazione di una pittura di genere dotata di caratteri universali la inserisce a pieno titolo nel filone dei genre studies, oggi oggetto di grande attenzione da parte della comunità internazionale, poiché in grado di offrire nuovi spunti di riflessione e approfondimento finalizzati a una lettura diversa e originale delle tematiche artistiche, antropologiche, sociali e culturali di tutte le epoche e in particolare del primo Novecento.
«Le esposizioni monografiche – spiega Paolo Serafini – sono occasioni preziose per conoscere, ritrovare o riscoprire artiste dimenticate, spesso rimaste ai margini non soltanto perché oscurate dalla controparte maschile, ma anche in quanto portatrici di percorsi del tutto personali, autonomi e difficilmente assimilabili alle correnti dominanti del loro tempo. Attraverso queste esperienze possiamo osservare la società da un punto di vista differente, arricchendo il nostro orizzonte interpretativo e comprendendo meglio la complessità delle relazioni culturali e artistiche del passato. La storia delle attività artistiche femminili è ancora in larga parte da scrivere e questa moltitudine di artiste dimenticate o mai rappresentate può offrire un contributo straordinario al rinnovamento dello sguardo contemporaneo».
Claudia Terenzi, storica dell’arte, nel catalogo di mostra pone invece l’accento sui soggetti maggiormente raffigurati dall’artista: «Il volto, la figura umana, preferibilmente femminile, sono i temi principali della pittura e dei disegni di Katy Castellucci. In vari dipinti appare con la sorella, nell’interno del suo studio o all’aperto con un fondale di natura appena accennato. Le immagini con Guenda sembrano quasi un doppio autoritratto e rivelano un legame profondo, ma al tempo stesso malinconia e solitudine».
Alessandro Pagliero, nipote di Katy Castellucci e figlio della sorella Guenda, che fu una presenza fondamentale nella vita dell’artista, ha ricordato la zia con queste parole: «Dietro l’artista, l’insegnante e la donna di cultura, rimane il ricordo di una presenza familiare intensa, curiosa, indipendente e profondamente autentica. Se oggi il suo lavoro torna a essere osservato e studiato, è perché nelle sue opere continua a vivere qualcosa della sua personalità: la sensibilità, l’inquietudine, il desiderio di ricerca e quella libertà intellettuale che hanno contraddistinto tutta la sua esistenza. È questo, forse, il lascito più prezioso che ci ha affidato e che merita di essere conservato nella memoria di chi l’ha conosciuta e scoperto da chi la incontra per la prima volta attraverso le sue opere».
Il Presidente della Fondazione Carima Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, nel corso della cerimonia inaugurale, ha ringraziato i curatori Roberto Cresti e Paolo Serafini per aver sapientemente raccontato la storia di questa artista talentuosa e moderna, che visse la pittura come una vocazione, e l’Archivio Katy Castellucci, nelle persone di Alessandro Pagliero e Magda Roveri, per aver contribuito fattivamente e con grande sensibilità alla realizzazione della mostra, consentendo di esporre per la prima volta a Macerata queste opere di grande qualità e raffinatezza.
L’amministrazione comunale di Macerata, rappresentata dall’Assessore alla Cultura Lorella Benedetti, ha sottolineato il valore aggiunto che la mostra apporta al programma delle iniziative culturali per l’estate, a partire dal Macerata Opera Festival.
«Dopo aver celebrato il genio immaginifico di Mario Pompei, siamo felici di rinnovare la collaborazione con la Fondazione Carima sostenendo questa preziosa retrospettiva dedicata a Katy Castellucci, che accende i riflettori sul ruolo centrale e avanguardista delle donne nella storia dell’arte del Novecento – afferma il Presidente della Fondazione Marche Cultura Andrea Agostini. È un’iniziativa culturale perfettamente coerente con la nostra visione: da un lato valorizza una pittura intima, autentica e priva di retorica che si inserisce nello straordinario percorso della pittura femminile; dall’altro si sposa magistralmente con l’identità del Museo Palazzo Ricci di Macerata, scrigno d’eccellenza che già preserva i grandi maestri della Scuola Romana e che si conferma, ancora una volta, custode e interprete della grande cultura del nostro Paese».
I visitatori, attraverso il percorso di mostra, avranno l’occasione di verificare come una pittura sviluppata “sottovoce” possa rivelarsi un mezzo efficacissimo per esprimere una visione del mondo vissuta con autenticità e senza retorica.
La mostra è promossa dalla Fondazione Cassa di risparmio della provincia di Macerata, organizzata dalla Fondazione Carima Arte e Cultura con la collaborazione dell’Archivio Katy Castellucci di Roma e patrocinata dalla Città di Macerata e dalla Fondazione Marche Cultura.

ORARI
Dal mercoledì alla domenica, ore 15.30 – 19.30
Ingresso gratuito
Museo Palazzo Ricci, Via Domenico Ricci n. 1 – Macerata

INFO
T 0733 202942
meridiana.mc@gmail.com
www.palazzoricci.it

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