Restauro opere d’arte a Colmurano e Macerata

Pubblicato venerdì 18 novembre 2005

Prosegue l’attività della Fondazione Carima a sostegno della conservazione del patrimonio storico-artistico maceratese.
Restaurate due pregevoli opere d’arte a Colmurano e Macerata.

Grazie al contributo finanziario della Fondazione Carima è stato recentemente completato il restauro di due opere d’arte che vengono finalmente restituite al già notevole patrimonio storico-artistico maceratese.
Come sottolinea il Presidente Franco Gazzani, si tratta di un patrimonio che è fatto anche e soprattutto di tanti piccoli capolavori spesso misconosciuti e quasi dimenticati nelle moltissime chiese dei paesi e delle cittadine della provincia. E sovente, continua Gazzani, la Fondazione Carima si fa carico di finanziare il restauro non solo delle opere più preziose ed importanti, ma anche di quelle che, pur essendo magari considerate “minori”, costituiscono pur sempre un patrimonio di grande valore che merita di essere conservato e valorizzato.
È proprio con questa consapevolezza e con questo spirito che la Fondazione ha recentemente finanziato il restauro dell’affresco della Madonna del Rosario, situato nella Chiesa della Ss. Annunziata di Colmurano e risalente al XVII secolo. Collocato sull’altare laterale di destra della Chiesa e da poco scoperto in seguito alla rimozione dell’ancona lignea sovrastante, l’affresco è stato sottoposto ad una sapiente operazione di restauro che ha consentito di restituirlo alla collettività, pur nell’impossibilità di un recupero integrale a causa della completa mancanza della parte centrale, dove probabilmente si trovava la figura della Madonna che distribuisce i rosari. Il restauro ha invece interessato le fasce laterali, ove sono raffigurati i Misteri, e la parte superiore, dove angeli e putti lanciano petali di rosa.
Sempre in tale ottica, prosegue Gazzani, la Fondazione ha finanziato anche il restauro di un crocifisso in legno scolpito risalente al secolo XVII, di autore ignoto, collocato nella cripta della cattedrale di Macerata. Alta quasi tre metri e, l’opera è stata riportata alla sua veste originaria, soprattutto ponendo rimedio ai danni provocati dagli insetti e rimuovendo tutti gli strati di vernice mano a mano sovrappostisi in seguito a frettolose ridipinture e sistemazioni, eseguite in passato, che conferivano al crocifisso un aspetto “poco credibile”, tanto da far pensare che fosse stata sostituito.
Due piccoli grandi interventi di restauro, conclude Gazzani, che la Fondazione Carima ha sostenuto nella convinzione che il suo ruolo sia quello di dare voce a tutte le esigenze del territorio. Anche a quelle apparentemente minori, ma certamente non meno importanti.