Palazzo Ricci

Palazzo Ricci viene costruito nella seconda metà del Cinquecento come residenza urbana privata nobiliare su un’area appartenuta in precedenza all’abbazia cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra.
Nel 1608 la proprietà dell’edificio perviene al cardinale Gregorio Petrocchini da Montelparo che, qualche anno più tardi, lo dona alla nipote Girolama in occasione delle sue nozze con Antonio III Ricci, entrando così a far parte dei beni di questa importante casata maceratese.
Nel corso del Settecento è oggetto di un’integrale ristrutturazione voluta da Antonio IV Ricci, che gli ha conferito l’attuale aspetto caratterizzato da un ordine compositivo di essenziale impronta geometrica e da una risoluzione purista dell’apparato decorativo.
I documenti esistenti non consentono di risalire all’ideatore, sebbene gli elementi stilistici e architettonici rimandino al repertorio classicista di Luigi Vanvitelli, molto attivo nelle Marche in quel periodo, mentre a ricorrere più volte è il nome di Giovan Battista Capitani in qualità sovrintendente ai lavori e responsabile del cantiere, iniziato nel 1763 e terminato nel 1772.
Palazzo Ricci cade progressivamente in uno stato di forte degrado dovuto alle vicende umane e naturali che lo hanno segnato negli anni successivi, quando nel 1976 viene acquisito dalla Cassa di risparmio della provincia di Macerata che, grazie a una lunga e accurata campagna di restauro, lo riporta allo splendore originario.
Una volta terminati i lavori, l’istituto bancario decide di porre rimedio anche alla dispersione della maggior parte dei mobili settecenteschi, effettuando nel corso degli anni Ottanta un’operazione di recupero e di nuovi acquisti che ha portato alla creazione di un nucleo di arredi e suppellettili coevi di particolare rilievo.
Oggi questa costruzione, dall’aspetto severo e al tempo stesso grandioso, può essere ancora ammirata nella sua interezza: la sobria facciata in laterizio con basamento bugnato rivela il tipico modello abitativo delle dimore gentilizie che si rinviene all’interno.
Dall’ingresso, posto a livello del piano stradale sopra il suggestivo seminterrato con pietra a vista, un imponente e luminoso scalone conduce agli eleganti piani sovrastanti, che individuano i diversi ambienti della passata vita familiare e di relazione.
Di particolare pregio sono le stanze del piano nobile, tra cui il sontuoso Salone delle feste, finemente ornate da un ciclo di decorazioni ispirato alle Metamorfosi di Ovidio ascrivibile tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, che prosegue con toni di maggiore sobrietà in alcune sale del secondo e del terzo piano.
Qui si trova la cappella di famiglia, magnificamente abbellita da episodi narranti la Passione di Gesù, che custodisce l’opera di Vittore Crivelli Compianto su Cristo morto, risalente con molta probabilità alla fine del Quattrocento.
Palazzo Ricci oltre ad essere la sede di rappresentanza della Fondazione Carima ne ospita la raccolta di arte italiana del XX secolo, che costituisce un caso unico nel panorama del collezionismo privato di origine bancaria, tanto per la specificità della raccolta quanto per gli artisti presenti in essa.