CCSVI

Nel 2010 la strada della Fondazione Carima ha incrociato quella del professor Paolo Zamboni e della sua rivoluzionaria ricerca scientifica.
Zamboni, Direttore del Centro di Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara nonché specialista di fama mondiale, nel corso della sua attività di ricercatore e studioso, ha riscontrato in oltre il 90% dei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM) la presenza di una nuova sindrome vascolare: l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI).
Questa scoperta ha suscitato l’interesse della comunità scientifica internazionale, in quanto propone un’interpretazione radicalmente innovativa di una sindrome invalidante e con un notevole impatto sociale, quale appunto la SM, che solo in Italia colpisce quasi 70.000 persone, per la maggior parte giovani poiché il suo esordio avviene tra i 20 e i 40 anni, le cui cause sono peraltro ancora sconosciute.
Gli studi condotti finora sembrano dimostrare un nesso di causalità tra CCSVI e SM, che non sarebbe pertanto una malattia neurologica come viene comunemente ritenuta, bensì una patologia generata da un fattore di tipo vascolare.
Si tratta insomma di un tema di notevole rilevanza, tanto per gli addetti ai lavori quanto per l’opinione pubblica, dato che la teoria medica del professor Zamboni e della sua equipe promuove un sistema di cura per la SM, che consiste in una terapia endovascolare realizzabile con strumentazioni spesso già presenti nelle strutture ospedaliere e che potrebbe migliorare la qualità di vita di tanti malati.
La Fondazione Carima, vista l’importanza di questa ricerca scientifica, si è adoperata affinché nella regione Marche fosse avviata la sperimentazione di quello che è ormai noto come “Metodo Zamboni”, allo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza dell’intervento di disostruzione delle vene extracraniche nel trattamento della SM.
A tal proposito ha difatti sostenuto la creazione di poli di eccellenza diagnostica ed interventistica presso gli ospedali di Macerata e Civitanova Marche, propedeutici alla concreta attuazione della stessa.
Questo obiettivo di grande rilevanza medica e sociale può effettivamente dirsi raggiunto visto che l’ASUR regionale, sul finire del 2013, ha finalmente intrapreso uno studio che si inserisce nell’ambito del progetto nazionale Brave Dreams, promosso dall’azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara e guidato da Zamboni, che sta interessando diversi centri in Italia con il coinvolgimento di circa 500 pazienti.
Se i risultati ottenuti, che saranno presumibilmente disponibili a due anni di distanza dall’inizio della ricerca, dovessero confermare la teoria diagnostica del professore ferrarese, quest’ultima diventerebbe un punto di riferimento per le future possibilità di cura della SM.
Paolo Zamboni è stato insignito per la sua ricerca dalla Società Internazionale per lo Studio delle Malattie Neurovascolari del Gold Medal Award 2015, il più prestigioso riconoscimento nel campo delle malattie vascolari del cervello.

www.ccsvi-sm.org